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venerdì 4 marzo 2016

Paolo Cognetti, New York Stories: presentazione a L'Amico Ritrovato, Genova.

***AVVERTENZA***
Post luuuuuuungo lungo, ma pieno di tante tante cose interessanti 
(e soprattutto pieno di ammòre!)




Premessa 

In un febbraio molto incasinato, tra malattia, trasloco, lavoro, pioggia, compleanni e Carnevale, ho pensato che fosse giusto aggiungere pure una piccola gita di due ore all'andata e due al ritorno in quel di Genova, scatenando in Madre stupore misto a rassegnazione per avere una figlia fuori di testa. Il motivo di tale incosciente decisione? Semplice: Francesca Marson, la padrona di casa di Nuvole d'Inchiostro (conosciuta per caso al Salone del Libro in un momento non esattamente esaltante della mia esistenza), aveva organizzato per venerdì 26 febbraio un incontro semplicemente imperdibile. Non solo l'adorato Paolo Cognetti avrebbe parlato della sua antologia di racconti New York Stories, ma il suo interlocutore sarebbe stato Mario Capello, e Marco Peano si sarebbe occupato di leggere parti della raccolta. E lo scenario di tutto questo, una piccola libreria indipendente. Potevo io mancare? Potevo io farmi sfuggire l'occasione di incontrare nuovamente questi tre scrittori meravigliosi? Potevo io perdermi un pomeriggio dove si parlava di letteratura americana??? Giammai! E così mi sono messa a bordo della mia Fiestina, e bella bella ho raggiunto Genova e L'Amico Ritrovato, ho riabbracciato Francesca, mi sono goduta la libreria che piano piano si riempiva, ho chiacchierato sorriso curiosato tra gli scaffali accarezzato abbestia Lucky (il fido cane di Cognetti) e poi finalmente mi sono data una calmata, mi sono seduta, e mi sono fatta stregare ancora una volta dalla magia della letteratura. 




sabato 6 febbraio 2016

Michela Murgia, Chirú

Natale. Il magico momento in cui, sazi in modo imbarazzante e immorale, si scartano i regali con il resto del parentado. Da lontano scorgo un pacco dalla chiara forma libresca arrivare nella mia direzione. Grande zia! Mi getto festante sul dono, lo scarto brutalmente e... scopro che si tratta dell'ultimo libro di Michela Murgia, Chirú [Einaudi, 2015]. Chiaramente non riesco a nascondere il disagio che adombra il mio volto, e la zia preoccupata mi chiede - Non ti piace? Io l'ho divorato, è bellissimo! ...no zia, è che ho avuto dei problemi con Accabbadora [Einaudi, 2009], ma ci hanno già pensato le anziane del gruppo di lettura in biblioteca a tirarmi le orecchie. - Dai, prova a leggerlo, poi fammi sapere che ne pensi. Ok cara. 




venerdì 15 gennaio 2016

Di ritorni e di quattro libri belli

La sensazione è un po' quella del primo post: ritrovarsi una pagina bianca davanti, e dover capire come si fa. Solo che di post alle spalle in realtà ce ne sono, e come si faceva lo stavo imparando sempre di più. Soprattutto, amavo farlo. Non tedierò il mondo dilungandomi sui perché e sui come, limitandomi a dire che dopo tanti, troppi mesi sono riuscita a riaprire le pagine di The Buzzing Page, e a realizzare quanto mi mancassero. Perciò senza altri preamboli, e tornando a bomba al consueto spirito demenziale che ancora - fortunatamente - mi contraddistingue, vi vorrei raccontare i quattro libri con cui ho ricominciato a leggere: a leggere avidamente, con il cuore che sussulta di nuovo, con il formicolio alle braccia per la posizione inevitabilmente scomoda, con le farfalle nello stomaco e le mani impazienti di girare pagina. 



lunedì 12 gennaio 2015

7. Felisberto Hernández, Nessuno accendeva le lampade

Goffredo Fofi, nella sua recensione, invita a leggere la nuova edizione di "un gioiello della letteratura fantastica", che laNuovafrontiera ha meritatamente ripubblicato nel 2012, nella traduzione di Francesca Lazzarato. Io invece ho letto i racconti di Hernández nella ormai introvabile edizione Einaudi del 1974, custodita chissà per quali motivi nella biblioteca dove ho lavorato. Insieme alla raccolta di Nessuno accendeva le lampade, l'edizione Einaudi contiene anche il racconto Le Ortensie e altri scritti, che laNuovafrontiera ha pubblicato in un altro volume uscito nel 2014. Il merito della casa editrice romana è immenso, perché ha riportato in vita una serie di storie strane che si ergono senza dubbio a capolavori della letteratura mondiale. 


martedì 25 novembre 2014

Le gioie di Bea: la biblioteca, la pioggia, i libri e le anziane.

Dopo una settimana che definire intensa sarebbe un eufemismo, e dopo un lunedì di trapasso, stamattina sono tornata al sicuro della Mia Biblioteca. Dove però sono successi fatti incresciosi, di cui avremo modo di parlare prossimamente. Chiacchierando con gli amici bibliotecari, scopro che nel pomeriggio ci sarebbe stato un gruppo di lettura, coordinato niente meno che da Filiberto Segatto, mio professore di Lettere al liceo. Ma che bello! Poi però capisco che il libro di cui si sarebbe discusso era Accabbadora di Michela Murgia [Einaudi, 2009 - Vincitore Premio Campiello Letteratura 2010]. Panicopaura. Entro nel mode impopolarità abbestia, e dichiaro ufficialmente tutto il disagio che quattro anni fa provai a leggere tale libro. 

mercoledì 12 novembre 2014

#Pbf2014 - 8 novembre: Elena Stancanelli, Massimo Loche, Morten Brask

Ed eccoci all'attesissimo momento (...) della cronaca degli incontri a cui ho assistito sabato 8 novembre, tra un'intervista e l'altra (non mi sto affatto dando un tono!). Nell'ordine: 
  1. Ore 12.00, Repubblica Caffè. FIGURACCE (Einaudi, 2014): Laura Montanari e Fabio Galati intervistano l'autrice Elena Stancanelli.  
  2. Ore 14.00, Book Club. PER VIE DI TERRA: In treno da Hanoi a Mosca (Voland Edizioni, 2014): ricordi di viaggio di un inviato speciale attraverso la Cina di Mao e l'Unione Sovietica di Brezhnev. Massimo Loche, giornalista e nel 1974 corrispondente de L'Unità in Vietnam, in conversazione con Ezio Menzione, avvocato e viaggiatore. 
  3. Ore 15.00, Book Club. LA VITA PERFETTA DI WILLIAM SIDIS (Iperborea, 2014): La storia di un bambino prodigio, con il quoziente d'intelligenza più alto mai misurato, una delle menti più eccelse mai esistite. L'autore Morten Brask ne parla con Bruno Berni. 


giovedì 9 ottobre 2014

Murakami uno di noi

La mia arte non conosce limiti (...).

Ebbene sì. Anche quest'anno, in perfetto stile Leonardo Di Caprio, Murakami Haruki si è visto portar via il Premio Nobel per la Letteratura. In realtà, quando avevo visto che il Nobel per la Fisica era stato assegnato a tre giapponesi, le speranze che nutrivo si sono andate via via frantumando. Peccato, perché secondo i bookmaker poteva essere l'anno buono in cui il Nobel andava a qualcuno che non solo conoscevo, ma addirittura che amavo (a differenza di ciò che è avvenuto negli ultimi tre anni, capra che non sono altro)! Invece no. Addirittura mi sarei potuta vantare, se lo avesse vinto Ngugi wa Thiong'o, di avere una copia autografata di un suo libro, di averlo visto in carne ed ossa, di avergli stretto la mano. Sarebbe stata una (seppur) magra consolazione (e insomma ammetto che ne sarei stata felice, perché lui è proprio figo). Invece no. Però ci sono andata vicino, perché, fatalità, un libro del vincitore, Patrick Modiano, è il prossimo della lista del Progetto di Lettura (qui la recensione di Fofi). 

Tutto il mio sdegno. 
Prima di parlare di Modiano, però, abbiate pietà, e fatemi fare un'arringa scritta per quel buon uomo di Murakami. Io lo ho scoperto grazie alla mia amica Ilaria. Lei è davvero un'esperta in materia, lo ha letto praticamente tutto, e come me è profondamente amareggiata per il mancato premio. Un giorno di qualche anno fa parlavamo di libri, come spesso ci capita, e mi ha suggerito di leggere questo scrittore giapponese, cominciando magari con Norwegian Wood, inizialmente tradotto in italiano come Tokyo Blues (lo trovate edito da Einaudi nella bellissima traduzione di Giorgio Amitrano). All'inizio ero un po' scettica, perché allora nutrivo ancora un po' di turbamento nell'avvicinarmi agli scrittori contemporanei. Dopo solo qualche riga, però, sbam! Mi sono follemente innamorata. La scrittura di Murakami riesce ad essere allo stesso tempo profonda ed intrigante, concreta ed astratta, alienante e magica. Ti senti in trappola: non riesci a staccare gli occhi dal libro, i personaggi diventano improvvisamente parte della tua vita, le sue storie oniriche ti trasportano in mondi lontanissimi ed allo stesso tempo senti che sta parlando proprio a te. Ho provato le stesse sensazioni leggendo Kafka sulla spiaggia, e ringrazio che ci siano un sacco di suoi libri che devo ancora scoprire. 
Murakami non è solo uno scrittore finissimo, però; è anche traduttore e saggista, cittadino del mondo, profondo conoscitore della Letteratura, che annovera Raymond Carver come suo «migliore amico letterario». E soprattutto è uno di quei pochi, pochissimi scrittori viventi che riesce ad essere allo stesso tempo popolare e raffinato, senza cadute di stile, senza compromessi. Insomma, cara Accademia Svedese, io un pensierino un attimo più concreto, su di lui, lo avrei fatto!

Ok, grazie. Adesso passiamo al vincitore effettivo di questo 2014, perché, nonostante tutto, non deve in passare in secondo piano, in quanto non è che sia proprio il primo venuto. Scrittore e sceneggiatore francese, nato nel 1945, ebreo, con origini italiane, Patrick Modiano è edito in Italia da Guanda ed Einaudi (che continua a far strage di Premi Nobel). Allievo di Queneau, i suoi temi principali vanno dalla figura dello straniero e dell'esule, all'occupazione nazista, alla figura del padre. Ecco la motivazione per la sua vittoria: 
«Per l'arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inafferrabili e scoperto il mondo della vita dell'occupazione».
Aspetto con impazienza di iniziare il suo Nel caffè della gioventù perduta, di cui potrete leggere la recensione non appena mi metterò in pari con le altre 40 che devo scrivere. Eccellente. Attendete fiduciosi, e se qualcuno di voi legge già da tempo immemore Patrick Modiano e mi vuole dare qualche dritta... non chiedo di meglio!

B. 

mercoledì 24 settembre 2014

1. Ernesto Sábato, Sopra eroi e tombe.

Il primo romanzo che compare sulla lista del Progetto di Lettura di Bea è Sopra eroi e tombe, dell'argentino Ernesto Sábato: per la sottoscritta, ignorante come una capra, un perfetto sconosciuto. Non ne avevo mai sentito parlare. Mai. Neanche di sfuggita. Neanche per sbaglio. Innanzitutto al momento della recensione di Fofi, del lontano gennaio 2010, il buon Sábato era sempre tra noi, alla veneranda età di 99 anni. La cosa che mi indigna ancor di più è che io non abbia considerato minimamente nemmeno la sua morte, avvenuta il 30 aprile 2011. Capra senza fine. 

Per fortuna però ogni tanto si rinsavisce, perciò, prima che sia troppo tardi, procuratevi una copia di questo romanzo immenso, e abbandonatevi alle ambientazioni polverose e un po' umidicce della Buenos Aires che fa da sfondo alle vicende narrate da Sábato. 

In biblioteca avevo trovato l'edizione pubblicata da Editori Riuniti, mi ero buttata a spron battuto nella lettura e... mi era preso un colpo: non riuscivo a leggere, le parole mi sembravano posticce, le frasi non scorrevano, un disastro. E pensare che era il primo libro del Progetto! Non potevo iniziare con un fallimento colossale! Dopo una quarantina di pagine ho rinunciato, sono corsa su Amazon e ho ordinato una copia nuova e fiammante, quella che in effetti Fofi recensiva: l'ultima traduzione (di Jaime Riera Rehren, con prefazione di Ernesto Franco) pubblicata nella nuova collana di Einaudi, Letture. Trepidante d'attesa accolgo con mille feste il corriere, e comincio tutto da capo. Che sollievo, quale meraviglia! Come se fosse un altro libro. Ed ecco che, finalmente, si spalancano le porte della Letteratura. 

Sopra eroi e tombe è un romanzo vero: al suo interno contiene tutto, ma la sensazione che trasmette è quella che non ne avresti mai abbastanza. Si respira in maniera netta quell'impronta tipicamente sudamericana che ancora non riesco a definire; vi è intrisa la Storia, che non è mai separata dalla narrazione, anche se non manifestata esplicitamente. E poi personaggi memorabili, color seppia, coperti di polvere e di epoche che si sovrappongono. Il giovane Martín, prototipo del caso umano, Bruno, l'intellettuale che se la vive, Alejandra, che sfugge a qualsiasi definizione, che avvicina ed allontana, e che vede. E poi il padre di lei, a cui Ernesto Sábato dedica alcune delle pagine più folli, ironiche e potenti della storia della letteratura (sì, usiamo frasi ad effetto senza alcuna autorità!). 

Ho amato questo romanzo perché all'inizio non si capisce niente, ma si entra immediatamente in un'atmosfera dalla quale risulta complicato uscire; perché è pervaso da forze inarrestabili, da ansia, da mistero, eros e thanatos, famiglie in decadenza, cieca follia. Insomma, l'ha detto Claudio Magris, quindi posso dirlo anch'io: è davvero un capolavoro del Novecento. 

Senza dilungarmi oltre, l'invito mi pare chiaro: se amate il disagio umano, le atmosfere oniriche e le famiglie maledette in versione sudamericana, questo è il libro che fa per voi. E se non ne avrete ancora abbastanza, siete fortunati, perché Sopra eroi e tombe fa parte di una "trilogia": Il tunnel lo trovate edito da Feltrinelli, mentre L'angelo dell'abisso è stato recentemente ripubblicato da Sur (che siccome ci vuole bene ha un blog a cui vi rimando, dove potrete trovare molti articoli interessanti ed esaustivi dedicati al mio nuovo scrittore del cuore).


In sintesi: 

  • Paese: Argentina.
  • Prima edizione originale: 1961.
  • Data recensione Fofi: 22 gennaio 2010.
  • Pagine: 560.
  • Periodo di lettura: 30 ottobre - 18 novembre 2013.
  • Consigliato: abbestia.
B. 

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