Il 25 settembre sarebbe stato il compleanno di William Faulkner. Mi è sempre sembrato strano ricordare la nascita degli scrittori ormai defunti, non lo so, mi sembrerebbe più logico ricordare il giorno in cui hanno vinto un premio, hanno pubblicato il loro capolavoro, tutt'al più il giorno in cui sono morti. Mi fa un po' strano pensare che l'altro giorno Faulkner avrebbe compiuto 117 anni, insomma, è morto nel 1962, perdincibacco! Comunque. Ho deciso di prendere spunto da tale improbabile ricorrenza per manifestare al mondo tutto l'amore che provo suoi nei confronti.
Ho conosciuto Faulkner a 21 anni, durante il mio Erasmus nella capitale irlandese. Con Dublino ho avuto un rapporto di amore-odio (con tendenze decisamente più marcate verso l'odio), ma ne sono uscita temprata e con un nuovo amore. Ho seguito un corso di Letteratura Americana sul modernismo, tenuto da una delle poche professoresse che non sembravano cocainomani convinte. La tendenza sbarbina dell'University College of Dublin prevedeva dei gruppi di alcolisti anonimi in cui studenti sprovveduti si dovevano confrontare sugli argomenti del corso. Uno di questi era proprio The Sound and the Fury di Faulkner (L'urlo e il furore, 1929). Io, stolta, mi ci sono buttata a capofitto, fondamentalmente perché non ci capivo una mazza. Acquistato il libro in inglese, ho dovuto ricominciare a leggerlo tre volte prima di orientarmi un minimo, con l'aiuto dell'edizione italiana, fattami spedire apposta dalla Terra Patria. Poi però, è scattato qualcosa, e me ne sono follemente innamorata, tanto che l'ho scelto come argomento del paper di fine corso. Non paga, poi, ho deciso che sarebbe stato l'argomento della tesi triennale. Ancora insoddisfatta, mi ci sono ributtata per la tesi magistrale. Insomma, un trip allo stato puro.
«My own experience has been that the tools I need for my trade are paper, tobacco, food, and a little whiskey». William Faulkner.
Perché Faulkner è così: oltre ad essere stato un personaggio assurdo, con i suoi romanzi ti cattura in un mondo totalmente altro, ti destabilizza con il suo stream of consciousness, ti risucchia in una spirale di infinito disagio. La sua produzione letteraria è varia ed eterogenea, ha scritto tantissimo. Ma è nel suo capolavoro che secondo me racchiude l'essenza del suo essere scrittore. Gente, L'urlo e il furore è una figata pazzesca!!! Così come lo è As I Lay Dying (Mentre morivo, 1930), dove ritroviamo la tecnica del flusso di coscienza e un disagio altrettanto profondo.
| La sezione Faulkner della mia libreria |
Tutto questo per dire che per me tali romanzi rappresentano un termine di paragone e confronto per tutto ciò leggo. Mi sono messa l'anima in pace e ho capito che l'America più sfigata e periferica, le famiglie in rovina, i personaggi emotivamente disturbati e quelli rinnegati dalla società, l'anacronismo dilagante e una scrittura evocativa e labirintica rappresentano il mio ideale supremo di Letteratura (risate anni '80 in sottofondo).
Se non avete ancora capito quanto ci sono sotto, vi basti sapere che l'anno scorso ho fatto il Coast to Coast degli Stati Uniti, e ho corrotto il mio ragazzo affinché ci rientrasse il pellegrinaggio a Rowan Oak, la casa di Faulkner nella minuscola e ridente Oxford, Mississippi.
| Bea nel salotto di Faulkner - l'estasi suprema |
In perfetto stile fan degli One Direction ho dato spettacolo con urletti e gridolini, mi sono fatta foto ovunque e ho impiegato il doppio del tempo che occorreva per la visita, leggendo, guardando, studiando tutto. Per inciso la casa è tenuta davvero bene, ci sono un sacco di bacheche con esposti oggetti, ritagli di giornale, lettere, copie originali dei libri; gli arredi sono perfettamente conservati e ti aspetteresti che da un momento all'altro spunti il buon vecchio William con un cicchino in mano.
In più le persone che vi lavorano sono ricercatori universitari che lo fanno per puro ammòre, e a me che ero particolarmente su di giri hanno mostrato anche le copie dei carteggi tra Faulkner e Mondadori (in italiano!), gioia tripudio e gaudio.
Ora che avete capito il mio livello di fanatismo, possiamo passare alla seconda cosa bella di cui volevo parlare in questo post, ma siccome ho già scritto troppo vi risparmio il pippone allucinante, e dico soltanto che è Autunno e io sono felice. Ieri è stata la prima giornata in cui ho respirato quell'aria che aspetto tutto l'anno, in cui il fresco della mattina ti carica e ti fa assaporare il cambiamento, in cui il sole ti scalda con fare amichevole, in cui le foglie cominciano a cambiare colore, in cui io mi sento in pace col mondo. E allora per celebrare la giornata ho dato il via alla produzione di biscotti, un po' in anticipo sulla normale pianificazione annuale, ma avevo troppa voglia di mettere le mani in pasta e sancire l'arrivo dei mesi felici.
Questo post è dedicato a Carlotta, perché qui anche lei festeggia l'arrivo dell'autunno, uno dei tanti amori che abbiamo in comune. Con la consapevolezza che questo, in particolare, sarà all'insegna del DAJE.
Che il foliage e il disagio faulkneriano siano con voi!
B.
| Composizione e foto di Barbara Tomasi (la mia sorella super figa) |
Questo post è dedicato a Carlotta, perché qui anche lei festeggia l'arrivo dell'autunno, uno dei tanti amori che abbiamo in comune. Con la consapevolezza che questo, in particolare, sarà all'insegna del DAJE.
Che il foliage e il disagio faulkneriano siano con voi!
B.
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