Ancora non mi sembra vero: il gran giorno è finalmente arrivato, la pioggia ancora no, il freddo neppure. Ho dormito poco, troppa ansia, troppa adrenalina. Mi sveglio un po' intontita, entro nella cucina del B&B e faccio la scoperta del secolo: gli altri ospiti del meraviglioso Romano sono i quattro ragazzi che gestiscono gli account social della fiera, e che si occupano delle riprese e dello streaming degli eventi... maddavvero?!? Gioia a livelli cosmici, non riesco a smettere di dire "no, ma è pazzesco"! Così la giornata parte davvero con il piede giusto. Siamo tutti in ritardissimo (a parte Simone, che dopo una bella corsetta si è già avviato verso il Palazzo dei Congressi), e così Romano ci dà uno strappo in macchina. Mi sembra di essere in gita, con tanto di foto di gruppo una volta giunti a destinazione! Saluto i ragazzi di zampe diverse e mi avvio con aria festante alle casse. Stento a crederci, ma la fila che devo fare è quella della Stampa. Ho il pass. Ci sto dentro debbbbrutto. Sono così felice!
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domenica 7 dicembre 2014
#Piùlibri14 - 4 dicembre: la prima giornata di #BlogNotes!
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martedì 2 dicembre 2014
Più Libri Più Liberi 2014 e #BlogNotes!
L'unica cosa a cui riesco a pensare per introdurre questo post è una delle Frasi Più Belle della Storia: "fenomenali poteri cosmici... in un minuscolo spazio vitale". Il minuscolo spazio vitale in questione è questo mio piccolo blog appena nato, piccino, è ancora un poppante. I fenomenali poteri cosmici sono invece, innanzitutto, i libri; e poi la voglia di fare, e l'entusiasmo, e la condivisione. Appena finito il Pisa Book Festival ho immediatamente prenotato treno e alloggio per Roma: dal 4 all'8 dicembre, infatti, si terrà al Palazzo dei Congressi dell'Eur una piccola grande festa dell'Editoria Indipendente, quella di Più Libri Più Liberi, a cui non ho ancora mai partecipato. E mai mi sarei aspettata di arrivarci da semi-addetta ai lavori. Quando Marco Cassini mi ha chiesto di partecipare al meraviglioso progetto ideato da Laura Ganzetti de Il tè tostato, quasi non ci credevo. Quale gioia, quale onore, quale emozione! E così eccomi a presentarvi Blog Notes, cronache dall'editoria in fiera.
![]() |
| Grazie a Barbara per le foto! |
domenica 30 novembre 2014
Paolo Cognetti, A pesca nelle pozze più profonde: presentazione a Tra le Righe, Pisa.
Ed ecco svelato il mistero. L'attesissimo evento di giovedì 27 novembre era la presentazione dell'ultimo libro di Paolo Cognetti, A pesca nelle pozze più profonde [minimum fax, 2014].
Facciamo, come al solito, le doverose premesse. Ho conosciuto Cognetti ovviamente grazie a Goffredo Fofi: Sofia si veste sempre di nero [minimum fax, 2012] fa infatti parte del Progetto di Lettura. Acquistato al Pisa Book Festival 2013, acquistato nuovamente per regalarlo alla mia amica Silvia per Natale, finalmente è arrivato il suo turno, e questo mese mi ha accompagnata in ospedale e in giro per il mondo. Un giorno ne pubblicherò la recensione, per ora vi basti sapere che ho letteralmente adorato questo romanzo scritto sotto forma di racconti, e di ciò mi continuavo a stupire ogni volta che cambiavo pagina, impaurita come al solito dalla narrativa italiana contemporanea... e invece no, Sofia è un libro meraviglioso. Immaginate quindi il mio entusiasmo quando ho scoperto che non solo a Pisa, ma pure in una delle mie librerie preferite, Paolo Cognetti avrebbe presentato la sua ultima opera! Ho smaniato per una settimana intera, e alla fine il momento è arrivato. Con la mia amica Erika siamo giunte in libreria con tipo tre quarti d'ora d'anticipo: una groupie che si rispetti deve fare per bene il suo lavoro! E così vi è stata anche l'occasione per vivere un momento della serie "le mirabolanti avventure di Bea": sono stata incaricata di andare a recuperare Cognetti al parcheggio, dove sono corsa festante ed emozionata; lo riconosco addirittura mentre era ancora in macchina: urlo senza troppi complimenti "Paolo!", mi improvviso parcheggiatrice abusiva, ci presentiamo, faccio le feste al suo bellissimissimo cane Lucky (sì lo so dovrebbe essere il contrario, cosa volete farci) e lo scorto finalmente a Tra la Righe, come se con me ci fosse un vecchio amico a cui mostro la città dove ho studiato. Tra un "questa è Lettere!", "ecco il mio Baretto del cuore", "questa è la biblioteca di Storia", "ho fatto la tesi su Faulkner", "che caldo porco che fa". Povero Paolo. Ci credo che vive sei mesi all'anno in una baita in montagna! Chiedo umilmente perdono per il disagio a cui lo ho sottoposto, ma non riesco a contenere l'entusiasmo.
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sabato 29 novembre 2014
In giro per Pisa: i migliori luoghi dove andare in cerca di libri.
Giovedì 27 novembre è apparso su La Repubblica Firenze un interessante articolo di Fulvio Paloscia, che si è interrogato sulle nuove aperture di librerie nel capoluogo toscano. "Diversificarsi nei contenuti e nell'ubicazione è la password per il tempo che verrà, ed è valido sia per le librerie di catena che per quelle indipendenti". Proprio quel giorno avevo deciso di farmi un giretto nell'adorata Pisa, in occasione di un attesissimo incontro di cui vi parlerò presto... Ho colto la palla al balzo, mi sono sbafata un meraviglioso panino de Il Crudo, accompagnato da un bicchiere di vino bianco ghiacciato (per festeggiare delle belle novità che tra un pochino potrete vedere...), e poi me ne sono andata bella bella a zonzo per le vie pisane, con l'obiettivo di raccontare I migliori luoghi di Pisa dove andare in cerca di (bei) libri.![]() |
| Andando verso Corso Italia, ©TheBuzzingPage |
martedì 25 novembre 2014
Le gioie di Bea: la biblioteca, la pioggia, i libri e le anziane.
Dopo una settimana che definire intensa sarebbe un eufemismo, e dopo un lunedì di trapasso, stamattina sono tornata al sicuro della Mia Biblioteca. Dove però sono successi fatti incresciosi, di cui avremo modo di parlare prossimamente. Chiacchierando con gli amici bibliotecari, scopro che nel pomeriggio ci sarebbe stato un gruppo di lettura, coordinato niente meno che da Filiberto Segatto, mio professore di Lettere al liceo. Ma che bello! Poi però capisco che il libro di cui si sarebbe discusso era Accabbadora di Michela Murgia [Einaudi, 2009 - Vincitore Premio Campiello Letteratura 2010]. Panicopaura. Entro nel mode impopolarità abbestia, e dichiaro ufficialmente tutto il disagio che quattro anni fa provai a leggere tale libro.
sabato 22 novembre 2014
6. Arno Camenisch, Dietro la stazione
Dopo una veloce, rilassante (...), letteralmente buzzing ma soprattutto mega diabetica (metaforicamente e fisicamente parlando) tappa londinese, eccomi di nuovo sul pezzo. L'occasione è quella di parlare di un librino che ho a dir poco adorato, Dietro la stazione di Arno Camenisch. La recensione di Fofi rende merito all'editore Keller per scovare tali gioiellini, ed io non posso che essere d'accordo, a fronte soprattutto della meravigliosa chiacchierata con Roberto Keller al Pisa Book Festival (che potete leggere qui).
Dietro la stazione è un libriccino da leggere tutto d'un fiato, e che sin dalle prime righe ti catapulta in un mondo completamente altro, dove però, allo stesso tempo, ogni cosa sa di intimo e di familiare. Si ha come l'impressione, infatti, che sia un libro le cui pagine potrebbero essere infinite: vi si narrano le storie di un paesino di 40 abitanti nel cantone dei Grigioni dal punto di vista di un bambino (di cui non sappiamo né il nome né l'età), e veniamo a conoscenza di un universo costellato da piccole cose, semplici ma straordinarie. Si sospira con l'alternarsi delle stagioni, si fa amicizia con gli strambi individui del villaggio, si sorride per le nuove scoperte dei bambini e per le loro avventure, si assapora la saggezza degli anziani, si corre per i prati, si guarda il cielo terso della montagna. E già qui ciao, ma c'è anche di più: perché Arno Camenisch scrive in una lingua meravigliosa, un misto tra tedesco e romancio che la traduttrice Roberta Gado ha reso magistralmente. Si tratta di un parlato davvero buffo, credo però che il senso sia quello della ricerca di una mimesi il più possibile aderente alla realtà che lo scrittore ha voluto raccontare. Insomma, come scrive Fofi, un gioiello da far scoprire e da condividere; aggiungo che personalmente trovo sia un libro perfetto per l'autunno/inverno, a partire dalla meravigliosa copertina. E poi quando si tratta di dialetti e montagna, con me si è fatto proprio centro.
Il 26 settembre poi stavo guidando, in una rara e fredda giornata di sole, verso la biblioteca dove ho svolto il tirocinio post-laurea; ero felice come non mi capitava di esserlo da tanto tempo, accendo la radio su Fahrenheit e sento Loredana Lipperini che intervista Arno Camenisch a proposito del suo ultimo libro, Ultima sera. Parlano anche di Dietro la stazione, dei personaggi che lo abitano, e non lo so, mi vengono i brividi dall'emozione, e divento ancora più felice. Così al Pisa Book mi sono ovviamente comprata l'ultimo capitolo su questo paesino incantato, e non vedo l'ora di leggermelo.
In sintesi:
Il 26 settembre poi stavo guidando, in una rara e fredda giornata di sole, verso la biblioteca dove ho svolto il tirocinio post-laurea; ero felice come non mi capitava di esserlo da tanto tempo, accendo la radio su Fahrenheit e sento Loredana Lipperini che intervista Arno Camenisch a proposito del suo ultimo libro, Ultima sera. Parlano anche di Dietro la stazione, dei personaggi che lo abitano, e non lo so, mi vengono i brividi dall'emozione, e divento ancora più felice. Così al Pisa Book mi sono ovviamente comprata l'ultimo capitolo su questo paesino incantato, e non vedo l'ora di leggermelo.
In sintesi:
- Paese: Svizzera.
- Prima edizione originale: 2010.
- Data recensione Fofi: 9 maggio 2013.
- Pagine: 107.
- Periodo di lettura: 2-3 gennaio 2014.
- Consigliato: abbestia.
domenica 16 novembre 2014
#Pbf2014 - Il momento Winnie The Pooh
Ed eccoci qui. Una settimana esatta è passata dalla fine del Pisa Book Festival, sono riuscita contro ogni previsione a raccontare tutto (ma proprio tutto tutto), e quindi mi concedo questo post per tirare un po' di somme.
Innanzitutto, la critica costruttiva. Sono una persona molto esigente, che ama l'organizzazione e le cose fatte ammodino. Ho trovato il Pisa Book molto cresciuto rispetto alle edizioni passate, la qualità degli eventi è finalmente all'altezza della terza fiera del libro più importante d'Italia, e di ciò sono solamente felice. Credo però che vi siano ancora dei punti sui quali si possa lavorare, per rendere questo festival ancora più figo. La prima cosa a cui penso è che mi piacerebbe che ci fosse un coinvolgimento maggiore della città tutta: tre giorni relegati al Palazzo dei Congressi risultano essere un po' alienanti, quando invece Pisa sarebbe perfetta per accogliere un evento di tale portata. Alla fine lo si è fatto per l'Internet Festival, non vedo perché non lo si possa fare anche per il Pisa Book. Una città universitaria punto di riferimento per tutta Italia non farebbe altro che trarre vantaggio da un'estensione del festival agli spazi cittadini, ci sono a disposizione aule magne recentemente ristrutturate, chiostri, chiese sconsacrate, giardini, piazze. Penso a Mantova, penso a Pordenone, al fuori salone di Torino, al BookCity di Milano che si è concluso proprio oggi, e voglio pensare che prima o poi i libri riusciranno a conquistare anche l'amata Pisa, coinvolgendo anche le belle librerie e le biblioteche, universitarie e non. DAJE!
Altro appunto che mi sento di fare è un po' più generale e riguarda il programma degli eventi. Tanti, forse troppi, uno dietro l'altro, con la conseguenza che spesso il ritardo di uno inficiava il tempo a disposizione dell'altro. I cambi di programma poi possono accadere, ma avrei fatto un po' più di attenzione nel comunicare le discrepanze tra programma su internet e programma cartaceo. Su quest'ultimo, una maggiore attenzione ai refusi sarebbe stata assai gradita... ma io sono una rompipalle, l'avevo premesso. Infine, la tanto temuta presenza dell'Ikea: devo dire che lo spazio a loro dedicato è stato piccolino e discreto, il loro stand era al piano di sopra e in fondo in fondo, io ci sono arrivata solo l'ultimo giorno: ho scroccato biscotti allo zenzero senza dignità alcuna, mi sono scolata un bicchiere di vino speziato caldo, accomodata in poltrona tra morbidi cuscini e alla fine ho fatto pure l'Ikea Family, tanto per gradire. Quindi, da questo punto di vista, benebraviciao.
martedì 11 novembre 2014
#Pbf2014 - 8 novembre: intervista a Francesco Targhetta
Questo post è dedicato a come è iniziata la mia seconda giornata al Pisa Book Festival, ovvero con l'intervista al vincitore del Premio Ciampi-Valigie Rosse 2014, Francesco Targhetta (sì, lo ho intervistato proprio io, io! Muahahahah).
Intanto mi sveglio dopo ben quattro ore di sonno, faccio colazione parlando di libri (curioso) con uno sconosciuto ma delizioso inquilino della casa dove sono ospite, mi preparo e mi butto fuori casa: c'è un accenno di solicino, evviva! Mi sparo a manetta il Cd Tamarro Autunno 2014 (il tesoro mio e di mia sorella) e mi precipito verso il Palazzo dei Congressi, dove praticamente mi catapulto allo stand di Valigie Rosse (ne ho parlato qui!), getto le mie cose per terra, mi lascio cadere sulla sedia e mi preparo alla chiacchierata con Francesco Targhetta. Devo avergli fatto un'ottima prima impressione (...). Praticamente Francesco Targhetta è il mio opposto: una persona posata, seria, calma e pacifica. Devo essergli sembrata un po' pazza (per non dire scoppiata), ma nonostante ciò si è subito instaurato un bel feeling, e se non avessi avuto altri ottomila incontri sarei stata tutto il giorno a chiacchierare con lui.
Innanzitutto i "cenni storici". Francesco Targhetta, classe 1980, nasce a Treviso dove tutt'ora vive, studia Lettere a Padova e vi svolge il dottorato in italianistica, e per non farsi mancare niente vince pure un'assegno di ricerca sulla poesia simbolista italiana. Ha scritto due cose importanti: una raccolta di poesie, Fiaschi [ExCogita, 2009] e un fighissimo romanzo in versi, Perciò veniamo bene nelle fotografie [Isbn, 2012]. Adesso, come si legge sulla sua presentazione nella raccolta di poesie Le cose sono due, "è andato in loop e ha ricominciato a insegnare".
Io mi presento a lui come totale capra, e gli chiedo quindi di farsi conoscere. Che approccio professionale, Bea! Francesco però è stranamente a suo agio, e inizia a raccontarmi di cosa pensa del panorama poetico editoriale italiano, ovvero che è in crisi. Taaaaac! Questo perché secondo lui, la poesia (che già di per sé non è che venda poi tanto) avrebbe bisogno di una certa cura e dedizione da parte degli editori; invece succede che viene pubblicato solamente chi è già conosciuto, delegittimando la poesia stessa. Il lavoro di Valigie Rosse è dunque di grande valore, perché parte dal principio di pubblicare solo due poeti all'anno, svolgendo un lavoro artigianale, umano, non da poco, e che fa la differenza. La poesia è la forma in cui gli viene spontaneo esprimersi da quando, in terza media, ha cominciato a leggere le poesie di Gozzano e Corazzini (e qui mi sono dovuta trattenere tantissimo per non saltargli addosso ed abbracciarlo, perché via, i Crepuscolari, io li ho sempre amati fino alla commozione). Proprio per questo motivo ha scritto un romanzo in versi, con la prosa deve ancora fare pace.
Dopo queste premesse io gli voglio già bene, e gli chiedo di raccontarmi della sua raccolta di poesie, perché desidero subito arrivare al punto e conoscere il suo mondo. I testi di Le cose sono due sono stati scritti dal 2009 al 2014, e solo quando Valigie Rosse lo ha contattato per il Premio Ciampi Francesco Targhetta ha cominciato a riguardarle e a dar loro la forma ideale. Il punto di contatto è dato proprio dall'entusiasmo intrecciato al "timore" di dare vita ad un libro "corto", ad una silloge. Non è stato facile creare una struttura per le sue poesie, perché era solito lavorare senza limiti di lunghezza. Le sue erano vere e proprie rime sparse, e ha dovuto anche escludere testi magari meglio riusciti, ma meno centrati con il tema che aveva deciso di dare alla raccolta.
La prima cosa che immediatamente colpisce, però, è la copertina del libro, in cui campeggiano i negativi di una lampadina; la cosa buffissima è che il padre di Francesco era operaio in una fabbrica di lampadine, e quando la casa editrice gli ha proposto i vecchi lampadari come tema per le immagini, ci dev'essere stata una reazione tipo "pppaah, allucinazione immensa!" (magari un po' più elegante, questa sarebbe stata la mia di reazione). In ogni caso ne è stato molto felice, proprio perché i temi principali della sua raccolta sono il vecchio, la chiusura, l'isolamento, la solitudine, ben rappresentati dai vecchi lampadari delle nonne. La sua antologia si divide in due sezioni (da qui il senso del titolo): la prima è composta da sedici poesie, il cui tono prevalente è quello della solitudine, trattato in maniera più lirica, mentre la seconda parte, più narrativa, racconta piccole storie e affronta i temi della vecchiaia e della morte.
Io rispetto alla seconda parte mi sento un filo più vicino alla prima, e così gli chiedo di approfondire il tema della solitudine: mi dice che è trattato in modo in generale e che, appunto, come racconta in una poesia, le cose sono due: la sporadica botta di lucidità che ti arriva quando resti da solo con te stesso, e la tortura di pensieri che ingarbugliano la mente. Francesco Targhetta ha in sé entrambi i tipi di solitudine, quella necessaria e quella che invece finisce di essere un peso a livello sociale. Riflette molto sul senso di comunità che la società di oggi sembra aver smarrito, rincorrendo una sorta di egocentrismo sociale che è come un cane che si morde la coda.
Ritorno allora alla socialità bisbocciona, e gli chiedo com'è andata la premiazione al Nuovo Teatro delle Commedie di Livorno. Francesco mi confessa che è stato per lui molto emozionante l'abbinamento con la musica, e di grande impatto è stata soprattutto Tu no di Piero Ciampi. Aveva già avuto occasione di fare molte presentazioni con il romanzo in versi, ma per lui sono sempre momenti davvero emozionanti, perché si tratta di qualcosa di molto personale (io qui ho gli occhi a cuore).
Per concludere la nostra intervista, mi do un tono e gli chiedo quali sono i suoi progetti per il futuro. C'è un romanzo nell'aria, ma sta facendo ancora un lavoro di perlustrazione: Francesco Targhetta ha bisogno di tempo, necessita di lentezza e che niente diventi forzato. Mi sembra una posizione meravigliosa, nonostante ciò non vedo l'ora di scoprire cosa ne verrà fuori. Perché mi sono presa mezz'oretta e ho letto le sue poesie, stampate sulla stupenda carta usata da Valigie Rosse, e boh, con l'aria fresca di novembre, la luce fioca, ancora un po' di mente annebbiata post Pisa Book... le sue parole mi hanno portata in un mondo piccolino, malinconico, sommesso ma estremamente vivo, un quotidiano che ti permette di farti domande e questa, come ben sapete, è una delle cose più grandi che secondo me la Letteratura è in grado di offrirti.
Il mio consiglio è quindi di procurarvi al più presto una copia di Le cose sono due: non c'è stagione migliore dell'autunno per dedicarsi alla sua lettura.
Ringrazio proprio tanto Silvia Bellucci che mi ha permesso di fare quest'intervista, e soprattutto Francesco Targhetta, che mi ha donato esattamente ciò di cui avevo bisogno.
B.
giovedì 6 novembre 2014
Meno uno al Pisa Book Festival!
Il karma non perdona, e questo lo sappiamo bene. Dopo una tre giorni a Venezia, di sole perfetto, scorci magnifici, mangiate memorabili, mi è sembrato giusto infatti farmi una tre giorni in ospedale. Vertigini & svarioni, instabilità posturale, mal di testa assassino. Il modo migliore per prepararmi al Pisa Book Festival insomma! Ma qui non stiamo mica a leggere Volo, quindi bando ai malesseri, rimbocchiamoci le maniche e stiliamo il programma perfetto. Alla fine sono sotto le coperte, fuori piove e il mal di testa sta lentamente passando, cosa voglio di più?
Panico. Ma che programma meraviglioso hanno creato quest'anno? Ma è davvero il Pisa Book?!? A me i sali! Per non parlare del fatto che il Paese Ospite del 2014 è la Scandinavia... lacrime di gioia.
La prima volta che sono stata a questa festa dell'editoria indipendente in versione pisana ero dietro al banchetto della Felici Editore: era il 2009, e stavo svolgendo il tirocinio formativo per l'università. Mi sembrava di essere un pidocchino, lì in mezzo a tutti quegli stand pieni di libri, e poi libri, e ancora libri. Ho portato scatoloni, sono stata in piedi ore ed ore, indossato magliette letterarie, fatto la promoter, mi sono sentita parte di un mondo meraviglioso. Negli anni ci sono ovviamente tornata, sempre con maggiore consapevolezza, di venerdì mattina presto, in solitaria, per godere al meglio ogni Casa Editrice, poter sfogliare con calma le ultime novità, comprare libri che non ho ancora letto, scambiare quattro chiacchiere con gli editori, e poi ritrovare gli amici, fumare una sigaretta al freddo, fermarmi un secondo e ritrovarmi a sorridere come una deficiente.
Quest'anno ci vado in missione, più carica che mai, praticamente starò accampata lì fino a domenica; pian pianino, senza strafare (questo è per Madre), ma con la voglia di prendere tutto ciò che un evento del genere è in grado di dare a chi di libri vive.
Vi prometto un reportage come si deve, liste di libri da comprare, foto carine e autunnali, qualche scoop e tanto ammòre. E se proprio non ce la dovessi fare... ricordatemi così :-).
A prestissimo, e buon Festival!
B.
sabato 27 settembre 2014
William Faulkner e l'Autunno: storia di due grandi amori.
Il 25 settembre sarebbe stato il compleanno di William Faulkner. Mi è sempre sembrato strano ricordare la nascita degli scrittori ormai defunti, non lo so, mi sembrerebbe più logico ricordare il giorno in cui hanno vinto un premio, hanno pubblicato il loro capolavoro, tutt'al più il giorno in cui sono morti. Mi fa un po' strano pensare che l'altro giorno Faulkner avrebbe compiuto 117 anni, insomma, è morto nel 1962, perdincibacco! Comunque. Ho deciso di prendere spunto da tale improbabile ricorrenza per manifestare al mondo tutto l'amore che provo suoi nei confronti.
Ho conosciuto Faulkner a 21 anni, durante il mio Erasmus nella capitale irlandese. Con Dublino ho avuto un rapporto di amore-odio (con tendenze decisamente più marcate verso l'odio), ma ne sono uscita temprata e con un nuovo amore. Ho seguito un corso di Letteratura Americana sul modernismo, tenuto da una delle poche professoresse che non sembravano cocainomani convinte. La tendenza sbarbina dell'University College of Dublin prevedeva dei gruppi di alcolisti anonimi in cui studenti sprovveduti si dovevano confrontare sugli argomenti del corso. Uno di questi era proprio The Sound and the Fury di Faulkner (L'urlo e il furore, 1929). Io, stolta, mi ci sono buttata a capofitto, fondamentalmente perché non ci capivo una mazza. Acquistato il libro in inglese, ho dovuto ricominciare a leggerlo tre volte prima di orientarmi un minimo, con l'aiuto dell'edizione italiana, fattami spedire apposta dalla Terra Patria. Poi però, è scattato qualcosa, e me ne sono follemente innamorata, tanto che l'ho scelto come argomento del paper di fine corso. Non paga, poi, ho deciso che sarebbe stato l'argomento della tesi triennale. Ancora insoddisfatta, mi ci sono ributtata per la tesi magistrale. Insomma, un trip allo stato puro.
«My own experience has been that the tools I need for my trade are paper, tobacco, food, and a little whiskey». William Faulkner.
Perché Faulkner è così: oltre ad essere stato un personaggio assurdo, con i suoi romanzi ti cattura in un mondo totalmente altro, ti destabilizza con il suo stream of consciousness, ti risucchia in una spirale di infinito disagio. La sua produzione letteraria è varia ed eterogenea, ha scritto tantissimo. Ma è nel suo capolavoro che secondo me racchiude l'essenza del suo essere scrittore. Gente, L'urlo e il furore è una figata pazzesca!!! Così come lo è As I Lay Dying (Mentre morivo, 1930), dove ritroviamo la tecnica del flusso di coscienza e un disagio altrettanto profondo.
| La sezione Faulkner della mia libreria |
Tutto questo per dire che per me tali romanzi rappresentano un termine di paragone e confronto per tutto ciò leggo. Mi sono messa l'anima in pace e ho capito che l'America più sfigata e periferica, le famiglie in rovina, i personaggi emotivamente disturbati e quelli rinnegati dalla società, l'anacronismo dilagante e una scrittura evocativa e labirintica rappresentano il mio ideale supremo di Letteratura (risate anni '80 in sottofondo).
Se non avete ancora capito quanto ci sono sotto, vi basti sapere che l'anno scorso ho fatto il Coast to Coast degli Stati Uniti, e ho corrotto il mio ragazzo affinché ci rientrasse il pellegrinaggio a Rowan Oak, la casa di Faulkner nella minuscola e ridente Oxford, Mississippi.
| Bea nel salotto di Faulkner - l'estasi suprema |
In perfetto stile fan degli One Direction ho dato spettacolo con urletti e gridolini, mi sono fatta foto ovunque e ho impiegato il doppio del tempo che occorreva per la visita, leggendo, guardando, studiando tutto. Per inciso la casa è tenuta davvero bene, ci sono un sacco di bacheche con esposti oggetti, ritagli di giornale, lettere, copie originali dei libri; gli arredi sono perfettamente conservati e ti aspetteresti che da un momento all'altro spunti il buon vecchio William con un cicchino in mano.
In più le persone che vi lavorano sono ricercatori universitari che lo fanno per puro ammòre, e a me che ero particolarmente su di giri hanno mostrato anche le copie dei carteggi tra Faulkner e Mondadori (in italiano!), gioia tripudio e gaudio.
Ora che avete capito il mio livello di fanatismo, possiamo passare alla seconda cosa bella di cui volevo parlare in questo post, ma siccome ho già scritto troppo vi risparmio il pippone allucinante, e dico soltanto che è Autunno e io sono felice. Ieri è stata la prima giornata in cui ho respirato quell'aria che aspetto tutto l'anno, in cui il fresco della mattina ti carica e ti fa assaporare il cambiamento, in cui il sole ti scalda con fare amichevole, in cui le foglie cominciano a cambiare colore, in cui io mi sento in pace col mondo. E allora per celebrare la giornata ho dato il via alla produzione di biscotti, un po' in anticipo sulla normale pianificazione annuale, ma avevo troppa voglia di mettere le mani in pasta e sancire l'arrivo dei mesi felici.
Questo post è dedicato a Carlotta, perché qui anche lei festeggia l'arrivo dell'autunno, uno dei tanti amori che abbiamo in comune. Con la consapevolezza che questo, in particolare, sarà all'insegna del DAJE.
Che il foliage e il disagio faulkneriano siano con voi!
B.
| Composizione e foto di Barbara Tomasi (la mia sorella super figa) |
Questo post è dedicato a Carlotta, perché qui anche lei festeggia l'arrivo dell'autunno, uno dei tanti amori che abbiamo in comune. Con la consapevolezza che questo, in particolare, sarà all'insegna del DAJE.
Che il foliage e il disagio faulkneriano siano con voi!
B.
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