Visualizzazione post con etichetta letteratura inglese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letteratura inglese. Mostra tutti i post

martedì 19 luglio 2016

Kerry Hudson mania: Sete, Tutti gli uomini di mia madre e super intervista!

Ciao bimbi. Ci ho messo ottant'anni prima di scrivere questo post, quindi ora la faccio breve, perché in realtà breve non è. Ma a voi piace così, vero? :D
La situa: c'è minimum fax, e fin qui la cosa è pacifica. Una loro autrice, la scozzese Kerry Hudson, è candidata al Premio Strega Europeo, e quindi sarebbe venuta in Italia per la cerimonia di premiazione e già che c'era a fare un piccolo tour in librerie selezionate. L'intrepido ufficio stampa di minimum decide di sfidare la sorte chiedendomi se volevo intervistare la suddetta scrittrice. Io in pratica le dico solo "bomba", quindi mi arrivano i suoi due romanzi, quindi inizio a farmela sotto, perché nel frattempo lei è arrivata in Italia e viene intervistata da genti serie e professionali, e io già me la vedo fuggire terrorizzata alle mie domande. Decido allora di darmi un tono, e in pausa pranzo stilo delle domande che ciao proprio. Va bene. Visto che il tempo a mia disposizione in questo ultimo periodo non è esattamente molto, riesco a leggermi solo il suo secondo romanzo, Sete [minimum fax e Beat edizioni, 2015. Traduzione di Federica Aceto], che poi è quello candidato allo Strega, quindi dai, a posto. Quindi adesso ve lo racconto un pochino. 


lunedì 25 gennaio 2016

Buon compleanno, Virginia!


Il 25 gennaio 1882 nasceva, in quel di Londra, non solo una delle scrittrici più rappresentative del XX secolo, ma anche una donna che avrebbe dato vita a una delle mie passioni letterarie più grandi. 
Virginia Woolf ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia acculturata abbestia, il su babbo era niente meno che Leslie Stephen, editore del dizionario Biografie degli uomini illustri, e sua mamma faceva la modella per i pittori più fighi dell'epoca. Tra fratelli naturali e di primo letto dei genitori, c'era sempre un gran casino in quella casa, che era anche sempre piena di intellettuali, politici, uomini di cultura vari che se ne stavano a discorrere beatamente in casa altrui. Virginia, nonostante il clima mega-yeah in cui cresceva, non poteva frequentare istituti scolastici per le repressive regole dell'epoca vittoriana, ma Madre le insegnava le lingue e Padre le faceva leggere i libri di sgamo. Poi alla nostra adorata piaceva un sacco andare nella casa al mare, ma quando la madre morì, nel 1895, il signor Stephen venderà l'amata dimora estiva, e Virginia inizierà a manifestare le prime crisi depressive. Quando anche il padre morrà, nel 1904, Virginia subirà il primo internamento in una clinica psichiatrica. Dopodiché, insieme al fratello Thoby e alla sorella Vanessa, si trasferirà nel quartiere di Bloomsbury, dove prenderà vita il noto circolo di intellettuali che animeranno per oltre un trentennio la cultura e la letteratura inglesi. Lì sì che si poteva parlare a ruota libera di tutto e di più, senza moralismi, ipocrisie, baggianate vittoriane varie! Lì sì che ci si poteva bullare di far parte di un gruppo ganzo abbestia! E proprio lì Virginia amore nostro incontrò il suo Leonard Woolf, che sposerà nel 1912. Nel 1915, da gggggiovane gggggiovanissima, pubblica il suo primo romanzo, The Voyage Out [La Crociera], e tra le altre cose ebbe anche una relazione con la poetessa e scrittrice Vita Sackville-West, relazione che la segnò molto profondamente sia a livello artistico che privato. Virginia scrive, appoggia le suffragette, pubblica romanzi e saggi per il pubblico intellettuale e già in vita avrà un successo enorme. Nonostante tutto, però, la Virgi continua a vivere nel disagio, e quel tesorino di Leonard, nel 1917, fonda insieme a lei la Hogarth Press (che, come Wikipedia giustamente ci ricorda, ha pubblicato tra gli altri Katherine Mansfield, Italo Svevo, Sigmund Freud, T.S. Eliot, James Joyce e la stessa Virginia, per dire). Grande femminista e utilizzatrice dello stream of consciusness, non riesce a reggere le violente crisi depressive, e il 28 marzo 1941 si toglierà la vita lasciandosi annegare. 

venerdì 20 febbraio 2015

11. Christopher Isherwood, Un uomo solo

Quando ho letto la recensione di Fofi, lo dico in tutta onestà anche perché ieri il Mondo Cina ha festeggiato l'Anno della Capra, il buon Christopher Isherwood era per la sottoscritta un emerito sconosciuto. Mi interrogo spesso su queste mancanze, e le vivo pure un po' male. Certo, avrò letto da qualche parte il suo nome, ma non lo avevo mai incontrato nelle mie letture né tanto meno nei miei studi, cosa reputo a dir poco riprovevole. Così invece de La violetta del Prater dall'Immenso Goffredo recensita, ho voluto leggere quello che viene considerato il capolavoro di questo scrittore inglese, ovvero Un uomo solo, pubblicato da Adelphi. I miei spavaldi criceti nel cervello si sono allora messi in moto, e ho ricollegato il titolo al film di Tom Ford A single man, con quel gran pezzo di gnocco di Colin Firth, basato proprio sul romanzo di Isherwood. Film che ancora non ho visto, nonostante me lo fossi ripromessa più di un anno fa. Complimentoni. Dopo questo preambolo sullo stile mi pento e mi dolgo dei miei peccati, ne approfitto per conferire a questa recensione un tono più serio del solito, perché ho amato tantissimo Un uomo solo, e in maniera del tutto arbitraria mi sento di inserirlo nel filone dei romanzi dello stream of consciousness, che è il mio cavallo di battaglia. Rullo di tamburi, si comincia!

domenica 5 ottobre 2014

3. John Le Carré, Il nostro traditore tipo


Quando ho letto la recensione di Fofi, ho subito pensato che il momento fosse giunto. In barba ai miei soliti canoni, mi sono detta Bea, ce la puoi fare, hai letto Guerra e Pace, è arrivata l'ora di una spy-story. Confortata dall'opinione del buon Goffredo sulla «immensa superiorità di le Carré sui giallisti e noiristi alla moda», mi sono armata di coraggio e ho iniziato la lettura de Il nostro traditore tipo (Our Kind of Traitor, Mondadori); con entusiasmo, mente aperta e tanta buona volontà. 

Man mano che le pagine andavano avanti, però, la fatica si faceva sempre più sentire, la noia aveva la meglio e dovevo tornare indietro perché riuscivo solamente a pensare "ma a me che cavolo me ne frega". Niente. Non sono riuscita ad immedesimarmi in un personaggio uno, per un motivo o per l'altro tutti mi hanno infastidita, dal russo cattivo/buono Dima, il capo clan, a quello stolto di Perry che gioca a tennis e non si capisce mai quel che vuole fare, a quella drama queen della sua fidanzata che si è affezionata abbestia alla figlia intellettuale di Dima, che tra l'altro ha una moglie matrona russa davvero imbarazzante. I temi poi sono classici, denaro sporco, servizi segreti ambigui, bene e male che si confondono, disagio internazionale. 

Ho penato davvero un sacco per arrivare alla fine, ma senza nessun tipo di curiosità. Semplicemente ho capito che queste storie non fanno per me, anche se mi sono ben resa conto della qualità della scrittura e dell'intelligenza dell'autore, che ovvio non è il primo venuto, ma un pluri-ottantenne ex agente della CIA che di romanzi di spionaggio ne ha scritti a pacchi. Tra l'altro nel 2011 mi ero vista al cinema La Talpa (Tinker Tailor Soldier Spy), film diretto da Tomas Alfredson tratto appunto dall'omonimo romanzo di Le Carré, e devo dire che non mi era affatto dispiaciuto, tutt'altro. Quindi la mia personale conclusione è che forse forse proverò a dare un'altra possibilità al genere, giusto per poter dare o meno un no definitivo, magari cimentandomi proprio con la lettura de La talpa. Però, più avanti.

In sintesi: 

  • Paese: Inghilterra.
  • Prima edizione originale: 2010.
  • Data recensione Fofi: 28 novembre 2010.
  • Pagine: 333.
  • Periodo di lettura: 27 novembre - 5 dicembre 2013. 
  • Consigliato: se vi piacciono gli intrighi internazionali, i patriarchi russi e gli inglesi incerti, allora sì.
B.       

Ti potrebbe anche interessare...

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...